Arlacchi compie un viaggio interdisciplinare lungo la storia dell' umanità

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L' Inganno e la paura recensito da Michele Cucuzza sul suo blog

30 marzo 2009

Il nuovo saggio del sociologo calabrese è uno stimolante viaggio interdisciplinare lungo la storia dell’umanità, un percorso dove antropologia, biologia, psicologia si incontrano con la statistica, la politologia e la cronaca millenaria dell’avventura umana.

E’ un libro a tesi e questo è l’elemento centrale.

“Da una parte abbiamo uno scenario globale grandemente migliorato dopo la scomparsa delle guerre e la diminuzione della violenza interna in molti paesi. Questo scenario è all’origine di una domanda di pace e distensione che ha determinato una riduzione delle spese militari, un aumento dell’avversione alla guerra e l’affermazione di strategie non aggressive della sicurezza, in regioni come l’Europa, l’Asia orientale, l’America del sud. Dall’altra parte, ci sono gli interessi del partito della paura che fanno capo all’industria mediatica globale e al complesso militare - industriale che controlla il governo degli Stati Uniti (il riferimento è a Bush Jr, da poco uscito di scena, ndr) e ne tiene viva la pretesa di governo mondiale. Sono queste le fonti della visione catastrofica della sicurezza umana che impedisce alla società mondiale di compiere il salto di qualità verso l’abolizione formale della guerra e verso la governance democratica universale”.

Le recenti svolte nella politica estera americana (lo storico messaggio via web all’Iran, il nuovo approccio sull’Afghanistan e Pakistan ecc.), operate da Obama in soli tre mesi, sembrano collimare in pieno con le teorie di Arlacchi. Vedremo.
Il libro contiene pagine profonde e commoventi sulla natura dell’uomo, la sua ambivalenza e irrisolutezza nelle scelte sociali (così efficacemente sintetizzate dall’”Odi et amo” di Catullo), il suo disvelarsi come figlio degli scimpanzé xenofobi e violenti ma anche in quanto erede dei bonobo, altre scimmie africane, completamente diverse, che sembrano predicare il motto “facciamo l’amore e non la guerra”, il suo sempiterno rifiuto dello scontro armato (chi l’avrebbe detto!) che, dai tempi antichi fino ad oggi, procura ai soldati in battaglia paure paralizzanti, squilibri psichici, vera e propria follia. Ma non agli psicopatici.

La conclusione di Arlacchi ci riporta ai nostri giorni: l’attuale crisi economico - finanziaria spingerà Obama a tagliare le spese militari degli Usa e questo, presumibilmente, comporterà la graduale uscita di scena dell’impero americano (sostituito possibilmente da inediti partnerariati di Washington con Europa, Cina, Russia ecc.) e la fine conseguente del grande inganno.

www.michelecucuzza.com

 
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