La truffa del secolo: la Grecia e l'Unione Europea vittime di Wall Street

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Roma, 12 feb. 2015

di Pino Arlacchi

E’ in corso una precipitosa corsa ai ripari. L’ establishment politico ed economico globale si è reso conto che il segno è stato passato e che la tragedia greca può diventare la tragedia dell’ Europa.
Il New York Times e il Financial Times sembrano diventati due giornali di movimento, con rivelazioni, analisi e proposte sulla crisi greca che spiazzano, per radicalità e determinazione, le posizioni ufficiali dei governi, della Commissione e del Parlamento europei, e anche quelle dei maggiori partiti europei di centro destra e di centrosinistra.
Dalle pagine di questi quotidiani il sostegno a Syriza e la critica delle politiche di austerità si sono trasferite anche sulla bocca di Obama e perfino del Fondo Monetario Internazionale.
Fa un certo effetto vedere come, giorno dopo giorno, editoriale dopo editoriale, inchiesta dopo inchiesta, cronisti e commentatori su altri temi paludati dipingono l’affresco di quella che non può essere definita in termini diversi da una mega-truffa.

Anzi, la truffa del secolo, da oltre 200 miliardi di euro, messa in piedi negli ultimi quindici anni ai danni della Grecia, e in ultima analisi -visto che il governo greco non pagherà mai il suo debito - ai danni dell’ Unione europea, del Fondo Monetario e dei paesi che partecipano ad entrambi.
Truffa alla grande, anche perchè perfettamente legale, effettuata usando i trucchi più sofisticati di Wall Street. Ne volete l’ elenco? Leggete il pezzo di Teresa Trich sul New York Times del 10 Febbraio, e seguitene i richiami agli altri pezzi.
Ridotto all’ osso, il discorso è il seguente. Il salvataggio della Grecia iniziato 5-6 anni fa non è stato il soccorso a un paese ma il soccorso ai suoi creditori, che sarebbero andati in rovina se la Grecia avesse dichiarato il default. Ma anche questo rischio era stato freddamente calcolato, perché la Grecia è sì andata in rovina, ma senza default, ed i debiti greci sono finiti nel grembo della BCE, dei paesi europei e del FMI.
Da quando Syriza ha vinto le elezioni e cominciato a scoperchiare la pentola, le entità internazionali creditrici si stanno accorgendo di essere state anche loro truffate dalla banche d’ affari di Wall Street, ma non possono dirlo troppo apertamente perché sono istituzioni pubbliche che devono rendere conto ai cittadini.
D’altra parte, basta fare due conti. Il PIL greco è di 180-190 miliardi di euro. I prestiti alla Grecia dal FMI e dall’ eurozona ammontano alla immensa somma di 226 miliardi di euro, il 125 % del PIL e ben i due terzi del debito pubblico totale della Grecia. Com’è che, allora, non si è visto alcun effetto e tutto è rimasto come prima? L’ economia greca è sprofondata è il debito è aumentato.
Di fronte a questa montagna di soldi, non si può certo parlare di mancanza di generosità della comunità internazionale. Ma generosità verso chi? Verso un paese in disgrazia, che di questa somma ha ricevuto in realtà solo l’ 11% per attività di contrasto della crisi, oppure – e questa è la truffa - verso i suoi creditori che si sono presi un altro 16% di interessi ed hanno scaricato il resto su altri creditori, stavolta pubblici?
«Una politica più onesta sarebbe stata quella di soccorrere i creditori direttamente», dice Martin Wolf, capo economista del Financial Times, autore delle cifre citate sopra. «Ma ciò – continua- sarebbe stato troppo imbarazzante». Certo. Si sarebbero dovuti ammettere troppi errori, e il marchingegno truffaldino sarebbe magari venuto alla luce prima. Era meglio perciò fare della Grecia e della sua sconsideratezza meridionale il capro espiatorio del tutto.
Che cosa hanno fatto Goldman Sachs, JPMorgan, Chase e compari per ottenere questo risultato? Nulla di speciale. Ai primi segni di crisi, sono accorsi in Grecia in veste di quasi benefattori ed hanno offerto al governo la possibilità di mascherare l’ ulteriore indebitamento offrendo pacchetti di derivati finanziari. Soldi freschi, la cui restituzione si basava su incassi futuri del governo: gli introiti delle lotterie nazionali, le tariffe degli aeroporti e delle autostrade, eccetera.
I ministri con l’ acqua alla gola hanno fatto finta di ignorare che si trattava di espedienti tossici. Quelli che gonfiano il pallone della finanza mondiale e che ogni tanto rischiano di farlo esplodere. Questi prestiti, inoltre, potevano essere registrati come contratti, rimanere riservati, e sfuggire così alle regole di contabilità e di bilancio nazionali e dell’ UE.
Sono state vendute così alla Grecia varie pozioni avvelenate dai nomi fantasiosi: Eolo, quella degli aeroporti, Arianna per le lotterie, e così via. E probabilmente le stesse medicine sono state rifilate ad altri paesi europei in difficoltà. Nella (delittuosa) consapevolezza, da parte dei prestatori, che i debitori alla lunga non avrebbero potuto sostenere i pagamenti, e confidando nell’ impunità al momento della resa dei conti.
E’ la logica dell’ usura, nascosta dietro le formule e le sigle blasonate dello "smart money". La differenza con la banda della Magliana è che tutto si è svolto nel rispetto delle leggi, e che adesso non ci sono gli esattori mafiosi che bussano dietro la porta nella notte.
Ma la truffa ha provocato una catastrofe per 10 milioni di persone, che hanno sofferto una recessione economica profondissima, con danni pari a quelli di una guerra. E pari alle dimensioni del malloppo riportato a Wall Street.

 

 
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