Benvenuti nel mio sito. Qui potete farvi un’idea di chi sono, e trovare notizie e documenti sulle mie opere e sui miei giorni.
Non sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico. Continuo perciò a star dentro la sfida messa in luce dal detto di Pirandello che “la vita o la si vive o la si scrive”. Ho goduto finora del raro privilegio di passare periodi nei quali ho solo “vissuto” la vita, senza avere il tempo di scriverla né di pensarla, come accade di regola agli uomini d'azione. E periodi nei quali mi sono limitato a “scrivere” la vita, osservando le azioni altrui e riflettendo sui miei comportamenti passati.
Rome, June 7 (RIA Novosti) - International strategies to combat drug production in Afghanistan need complete revision, with Russia and the EU playing a decisive role, an Italian member of the European Parliament said.
Pino Arlacchi, a renowned expert on organized crime and drug trafficking, is to attend an international forum on combating Afghan drug trafficking in Moscow on Wednesday and Thursday.
«Da anni mi batto perché la giurisdizione concreta della Corte includa quello che é stato definito come "la madre di tutti i crimini", cioè il crimine di aggressione perpetrato da singoli uomini di governo contro uno Stato estero».
di Pino Arlacchi, 29 mag.2010
Come intendo muovermi assieme ai miei colleghi parlamentari europei qui a Kampala, alla Conferenza di revisione del Trattato di Roma, che ha creato 12 anni fa la Corte penale internazionale? Da anni mi batto perché la giurisdizione concreta della Corte includa quello che é stato definito come "la madre di tutti i crimini", cioè il crimine di aggressione perpetrato da singoli uomini di governo contro uno Stato estero. Solo pochi giorni fa, il 19 maggio, il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza una coraggiosa risoluzione nella quale prende posizione proprio su questo che é il tema più scottante.
"La nostra Carta non vieta di fare attività belliche, ma di dirlo" - Il dossier
L'Unità, 28 mag.2010
Se quanto rivelato da l’Espresso «rispondesse al vero, sarebbe un fatto di gravità inaudita. L’Italia nega che in Afghanistan sia in corso una guerra e anche in guerra la Convenzione di Ginevra considera un atto illegale, un crimine ogni azione di rappresaglia». La vicenda è talmente grave che la fonte autorevolissima, con un passato di responsabilità ai massimi livelli in campo militare, preferisce non comparire. Il condizionale è d’obbligo, ma se ciò che l’Espresso ha documentato fosse vero, «ciò svelerebbe in modo inequivocabile che quella in Afghanistan non è una missione di pace, ma è una missione in cui i Paesi della Nato intervengono in un conflitto interno, svolgendo una attività militare di controinsorgenza. Un’attività bellica che la nostra Costituzione non ci consentirebbe», dice a l’Unità un magistrato e saggista, tra i più autorevoli studiosi del diritto internazionale. «Se fosse vero implicherebbe una violazione gravissima del mandato assegnato alle nostre truppe dal Governo e dal Parlamento italiano», sottolinea l’europarlamentare dell’Idv Pino Arlacchi, già vice segretario generale delle Nazioni Unite, relatore del Parlarmento di Bruxelles per l'Afghanistan.
A proposito della riapertura delle indagini sull’attentato dell’Addaura, è utile per i lettori di questo sito avere presente le pagine della mia postfazione alla nuova edizione de “Gli uomini degli disonore”, nelle quali metto in evidenza come sia stato proprio Giovanni Falcone a non avere dubbi sulla matrice politica e sugli esecutori dell’attentato stesso.
Il 19 giugno 1989 la scorta di Falcone sventa un attentato contro il giudice, preparato nella villa sulla scogliera dell’Addaura dove Falcone risiede in estate. Solo pochissime persone erano al corrente, quel giorno, dei suoi spostamenti. Le dichiarazioni di Giovanni Falcone subito dopo l’attentato sono premonitrici: «Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa Nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi».
La Conferenza di revisione dello Statuto della Corte penale internazionale si apre domani qui a Kampala, e mi sono impegnato con i lettori del sito ad informarli sui temi di fondo che sono in ballo. Ma prima di farlo, consentitemi di comunicarvi le mie osservazioni su ciò che ho trovato in Uganda. Per un sociologo empirico come me, le impressioni dirette, ottenute in prima persona sul terreno, hanno un valore che è quasi pari all’analisi quantitativa, quella fatta di cifre e dati più o meno ufficiali su un dato contesto.
L’Uganda è una piacevole sorpresa. Il primo impatto col paese, l’altro ieri, è stato molto positivo. Sono diventato negli anni un esperto di situazioni estreme. Dalla mia Calabria di provenienza, all’Afghanistan, all’Iran, alla Colombia, ai Balcani,al Myanmar, Laos e simili ho avuto a che fare per l’intera mia vita professionale con paesi,popoli e persone vittime del male grande e meno grande.
Sono in viaggio verso Kampala, Uganda, dove rappresenterò assieme ad altri quattro deputati il Parlamento Europeo in un evento che potrebbe assumere una rilevanza storica, se finirà come tutti i sostenitori della pace si stanno augurando.
Si tratta della Conferenza di revisione del Trattato di Roma, che ha istituito la Corte penale internazionale dodici anni fa. La Corte ha rappresentato un grande progresso per i diritti umani globali perché ha istituito il principio della responsabilità penale individuale per quattro mega-crimini: il genocidio, i crimini di guerra, quelli contro l’ umanità e il crimine supremo, quello di aggressione contro uno Stato sovrano.
Professor Arlacchi, ha ancora senso restare in Afghanistan per i soldati italiani? A parte il tributo di sangue, possiamo permetterci in tempi di crisi finanziaria come questi di sostenere costi così elevati per una missione che sembra senza vie d’uscita?
In passato sono stato a favore del ritiro immediato dall’Afghanistan. Ma dopo esserci stato due mesi fa, aver visitato il Paese, conosciuto i problemi immediati e concreti, parlato con il governo ed essere stato ad Herat con i nostri soldati, ho un’altra opinione. Devo dire che il ritiro immediato non è un’opzione seria, non ci possiamo ritirare punto e basta.
6 ottobre: Bruxelles (sede Regione Campania), presentazione "Gli uomini del disonore"
9 ottobre: Fragneto Monforte (Bn), Evento "Mayors for peace"
14 ottobre: Bruxelles, "The seventh annual high level roundtable for Friends of Europe's Trustees business leaders, top policymakers and opinion formers"
9-10 novembre: Berlino,“9th Congress on European Security and Defence”
19 novembre: Ginevra Conferenza sul tema “Economia dell’eroina e impresa mafiosa”