Perchè Soru merita di vincere

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di Pino Arlacchi, 10 feb.2009

Insegno in Sardegna, all’Università di Sassari, e penso non ci sia moltissimo da dire sulle prossime elezioni regionali. Renato Soru merita di vincere, e probabilmente vincerà, perché ha governato bene. Anzi, è stato l’unico governatore del centro-sinistra che ha governato indiscutibilmente bene. Soru è stato certamente aiutato dalla bassa qualità della concorrenza, perché i disastri della Calabria, della Campania e dell’Abruzzo sono senza appello.

Ma Soru ha saputo fare di più che tenere a galla la Sardegna mentre il resto delle regioni meridionali affondava nella spazzatura, nella corruzione e nel malgoverno.

Soru ha governato bene soprattutto perché ha saputo usare le risorse, ingenti, che una regione italiana riceve dall’Unione Europea, cioè da noi, visto che i fondi europei sono il risultato di una partita di giro che inizia e finisce con i contribuenti italiani.

La spesa pubblica, in una regione non altamente industrializzata come laSardegna, è la componente strategica del PIL. Se si sa manovrarla nell’interesse pubblico, i risultati si vedono subito, perché essa influenza molto il PIL. Evvero che ci sono provvedimenti di spesa che non si traducono in crescita immediata, e mostrano i loro effetti solo nel medio-lungo periodo. La spesa per l’istruzione e per la ricerca, per esempio, comincia a fare la differenza dopo almeno 5-10 anni. Anche una legge di salvaguardia delle coste come quella che ha fatto Soru non “rende” subito. Ma dopo qualche anno ci si accorge della differenza, perché i turisti ritornano invece di scappare, come hanno fatto in Calabria dopo la cementificazione della costa tirrenica.

Ma il buongoverno finisce col mostrare i suoi vantaggi quasi immediatamente, perché basta spostare anche una modesta quota di fondi da usi improduttivi, parassitari, verso i settori più dinamici per avere riscontri quasi immediati. Ed è proprio questo ciò che ha fatto Soru. Il drastico taglio del sottobosco delle spese per la cosiddetta formazione professionale, ed altre misure di razionalizzazione, hanno reso subito disponibili risorse cruciali per lo sviluppo della Sardegna.

Se questo è vero, andiamo a verificare qual’è stato “l’effetto Soru” sul PIL della Sardegna dal 2005 al 2007 secondo le statistiche ufficiali. Non includiamo il 2008 perché i dati non sono ancora disponibili, e perché alla fine dell’anno scorso è precipitata una crisi economica generale che ha sconvolto anche le possibilità di comparazione.

Per avere un quadro completo, dobbiamo anche mettere a confronto l’effetto Soru con i trend più ampi, di tipo nazionale, e con quelli delle altre regioni del Sud governate dal centro-sinistra nello stesso periodo.

Bene.Secondo i dati dell’ultimo rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno i risultati sono i seguenti:

Andamento PIL dal 2005 al 2007 %
Effetto Soru - Sardegna + 5,8
Centro-Nord + 4.4
Italia + 3.9
Mezzogiorno + 3.1

Sotto Soru, la Sardegna è cresciuta a un ritmo di quasi il 50% superiore a quello dell’Italia nel suo complesso, e dell’87% rispetto al Sud. Ma misuriamo ora l’effetto Soru rispetto a quello degli altri governatori meridionali del centro-sinistra, eletti nel 2005 e tuttora in carica (eccetto Del Turco, probabile vittima di un incidente del lavoro):

Andamento PIL dal 2005 al 2007 %
Effetto Soru - Sardegna + 5,8
Effetto Vendola - Puglia + 4.4
Media italiana + 3,9
Effetto Del Turco - Abruzzo + 3.4
Effetto Bassolino - Campania - 0,8
Effetto Loiero - Calabria -1,7

La corrispondenza tra le cifre del PIL da una parte e la qualità del governo regionale dall’altra, così come essa risulta dalle notizie di cronaca degli ultimi anni, è sconcertante. La Sardegna stacca di netto, in quanto a crescita, tutte le altre regioni meridionali, alcune delle quali vedono addirittura regredire il loro PIL, a dispetto della iniezione di consistenti fondi europei.

L’unica sorpresa può essere la relativa buona performance dell’Abruzzo di Del Turco, ma occorre considerare che questa regione non si trova sullo stesso piano delle altre zone del Sud. Da una trentina di anni l’economia dell’Abruzzo ha spiccato il volo, e il suo PIL per abitante si avvicina ora al 70% di quello del centro-nord. Tre o quattro anni di cattiva amministrazione non sono sufficienti a guastare un trend ben consolidato. Così come occorrerebbe un intera generazione di buongoverno per invertire il cupio dissolvi del governo regionale della Calabria, che dura anch’esso da una ventina di anni. Pensate: la distanza tra la Sardegna e la Calabria, cioè tra due regioni che pochi decenni fa si trovavano allo stesso livello di sviluppo, è aumentata del 7,5% in soli tre anni.

I dati sulla criminalità sono meno direttamente influenzati dalla qualità del governo regionale, ma finiscono col riflettere comunque gli andamenti del sistema-regione. L’attività anticrimine delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente, le denunce dei cittadini, l’orientamento dell’opinione pubblica locale, la diffusione della corruzione a livello provinciale e comunale, sono tutte variabili che finiscono con l’essere comunque legate agli indirizzi del governo regionale.

Quando i segnali che provengono dai vertici della Regione sono netti, inequivoci, la società civile e gli apparati dello Stato rispondono a tono. Qual’è stato, allora, l’andamento della criminalità - grande e piccola - in Sardegna e negli altri contesti che stiamo comparando, nello stesso arco di tempo 2005-2007?

Delitti denunciati dalle Forze dell’Ordine dal 2005 al 2007
Tassi x 100mila abitanti %
Sardegna + 2,5
Centro-Nord + 12,0
Italia + 12,4
Mezzogiorno + 12.5

L’aumento della criminalità che si è verificato nell’Italia nel suo complesso, e nelle sue maggiori circoscrizioni territoriali nel triennio 2005-2007 non ha avuto in Sardegna che un riflesso appena degno nota. Una crescita così lieve (2,5%) non viene neppure percepita dai cittadini. Può ben darsi perciò che la crescita di efficienza dell’amministrazione regionale abbia isolato positivamente la Sardegna dai trend negativi nazionali della sicurezza pubblica.

Vediamo adesso cosa è accaduto negli altri contesti.

Delitti denunciati dalle Forze dell’Ordine dal 2005 al 2007
Tassi x 100mila abitanti %
Sardegna + 2,5
Puglia + 11,6
>Media italiana + 12,4
Abruzzo + 7,9
Campania + 10,6
Calabria + 11,3

Nelle altre regioni della nostra comparazione, la sicurezza pubblica ha seguito grosso modo il deterioramento della situazione nazionale, mostrando tassi di incremento solo lievemente inferiori a quelli del resto del paese. Ma occorre tenere presente, a questo proposito, che nel caso della Campania e della Calabria stiamo parlando di contesti tra i più violenti del paese, dove le cifre della criminalità sono già così alte che gli ulteriori incrementi sono più difficili da realizzare, e dove sono presenti forze di contrasto piuttosto consistenti. Lo stesso caveat si applica, all’inverso, alla situazione dell’Abruzzo - regione tradizionalmente “pacifica”, con tassi di violenza criminale più vicini a quelli del Centro ed inferiori di un buon 20% alla media nazionale - dove una crescita del 7.9% è da ritenere senz’altro preoccupante. Essa indica una pericolosa smagliatura del controllo sociale, ed una caduta di efficienza del sistema regione nella sua interezza.

Abbiamo riflettuto su alcuni elementi di fondo della situazione della Sardegna alla vigilia di una cruciale scadenza elettorale. Speriamo che i risultati confermino questa analisi.

Pino Arlacchi

 
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