Terrorismo e disinformazione: lutti selettivi

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Il 95% delle vittime del terrorismo sono musulmani, ma noi piangiamo solo quelle di casa nostra.

di Pino Arlacchi, 13 gen. 2015

Studio il terrorismo da lungo tempo. Ma non sono riuscito ad abituarmi ai paradossi che dominano questo tema. Forse perché diventano sempre più insopportabili e moralmente oltraggiosi. Cosa c’è di più disonesto, oggi, che attribuire a un miliardo e più di musulmani e all’Islam la responsabilità di 12 occidentali uccisi da un pugno di delinquenti odiati prima di tutto da milioni di pacifici credenti?
Quando non è un avvoltoio della politica che lucra sull’odio per lo straniero, chi si scaglia contro gli islamici in nome dei giornalisti massacrati a Parigi soffre di un colossale deficit informativo. Sono i musulmani, infatti, ad essere le principali vittime del terrorismo islamico. Ci sono vari database sul terrorismo. Tutti concordano nel mostrare che il 90-95% delle sue vittime è composto da islamici.

Ma ciò non appare, non è noto, perché nessuno ne parla.
Il giorno dopo la strage di Parigi il covo libico dell’ISIL (stato islamico dell’Iraq e del Levante) ha tagliato la testa di due giornalisti. Ma si chiamavano Sofiene Chourabi a Nadir Khtari. Erano stati rapiti in settembre, ed erano tunisini. Ne avete saputo niente?
La decapitazione di James Foley e Steven Sotloff da parte dei macellai dell’ISIS l’anno scorso ha dominato le prime pagine di tutto il mondo. Ma c’è qualcuno che si ricorda, o ha saputo anche di straforo, che appena un mese dopo l’assassinio di Sotloff gli stessi macellai hanno spento la vita di Mohammad al-Aqidi, reporter dell’agenzia irachena Sama, decapitando anche Raad Mohammed Azaouie, cameraman della tv irachena Salah Aldeen?
E quanti sono inorriditi, un mese dopo, di fronte alla barbara esecuzione di altri quattro giornalisti a Mosul?
Nessuno ha dato importanza a queste vittime. Non ci sono stati capi di governo ai loro funerali. Non si sono spese che poche parole per loro perché la lotta per la libertà di espressione è riservata solo a noi occidentali. Non è roba per musulmani che stanno a qualche migliaio di chilometri da noi.
Eppure oltre la metà dei 61 giornalisti ammazzati nel mondo nel 2014 è composta da islamici, uomini e donne che si battevano in posti dove lavorare per la libertà di espressione rasenta l’eroismo, e una notizia può costare la vita. Andate a leggere la lista su https://cpj.org/killed/2014, e poi inviatela a Salvini. O all’esimio prof.Panebianco che sul Corsera di oggi ripete il suo squallido compitino anti-islamico.
Non erano forse islamici i 134 bambini pakistani sgozzati come capretti meno di un mese fa? Non li si è pianti a lungo. Qui meno che mai. E neppure in Pakistan, ma per insufficienza di lacrime, visto che l’anno scorso in quel paese sono caduti per mano terrorista 2.314 esseri umani di cui 1.781 civili: più di 6 morti al giorno (http://www.satp.org/countries/pakistan/database/casualties.htm). Un miglioramento rispetto ai 10 caduti giornalieri del 2012. Che non erano né cristiani né buddisti.
Il terrorismo fa meno orrore se è distante e colpisce fuori dall’Europa e dall’Occidente. Ma vi assicuro che il dolore e l’umiliazione sofferti dalle duemila vittime dei 16 villaggi rasi al suolo da Boko Haram qualche settimana fa non sono diversi da quelli subìti dalle vittime dell’11 settembre. Ma nessuno in questo caso ha parlato di terza guerra mondiale o si è azzardato a dire che siamo tutti nigeriani.
I musulmani non capiscono perché devono scusarsi per le azioni compiute contro di noi da gente da loro maledetta e disprezzata per le atrocità commesse nelle scuole, nei ristoranti, nelle moschee e nei mercati. Mentre la probabilità di incappare in un atto terroristico è da noi talmente remota che le cifre più precise sono state calcolate da un astronomo, non esiste quasi alcun cittadino di fede islamica la cui vita non sia stata danneggiata in qualche modo dagli effetti devastanti del fanatismo terrorista.
Guardate la classifica della Banca Mondiale sui rifugiati. Sono svariati milioni i cittadini siriani, afghani, iracheni, pakistani, somali, eritrei, libici, che hanno perso affetti, case e proprietà per mano estremista e sono stati costretti a fuggire in altri paesi. Di che religione credete che siano questi sventurati?
Dovremmo smetterla di ricordarci dei musulmani solo quando un pugno di loro uccide per terrorismo, voltandoci dall’altra parte quando migliaia di loro perdono la vita ad opera del terrorismo stesso.


 

 

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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