Solo balbettii dalla Ue. Ma i popoli vogliono l’Unione Mediterranea

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Troppi silenzi e poco appoggio dai 27 alle ribellioni contro le satrapie del Nordafrica mostrano l’assenza di una vera leadership e di una politica estera comune.

l'Unità, 6 feb. 2011

Il commento di Pino Arlacchi


I grandi avvenimenti di questi giorni nella sponda sud del Mediterraneo si stanno evolvendo nell’assenza di qualsivoglia posizione significativa da parte dell’Unione europea. La mancanza di una leadership forte e autorevole si è rivelata in tutta la sua gravità. Il Presidente Barroso, la signora Ashton ed altri commissari, invece di collocarsi in prima fila nel sostegno ai diritti di libertà dei cittadini del Nordafrica, hanno pronunciato una sequela di dichiarazioni banali e inconcludenti.

All’inizio della ribellione tunisina hanno solo saputo dire che occorreva mantenere la calma ed evitare le violenze. Dopo lo scoppio del movimento per la democrazia in Egitto, e dopo il rapido cambio di posizione degli Stati Uniti, si sono spinti fino al punto di dichiarare che l’Europa guarda con favore alla transizione democratica in corso. Basta. Nient’altro che sia degno di nota. Il minimo indispensabile. Il minimo comune denominatore di una misera aritmetica a 27 voci.
Alcuni tra i maggiori Stati membri dell’Unione, inoltre, con in testa l’Italia di Berlusconi, hanno spinto ancora più in giù il profilo dell’Europa non chiedendo le dimissioni di Mubarak, non esprimendo la propria solidarietà alle forze che si battono contro le tirannìe della regione, non rilanciando la carta della partnership strategica con paesi e popoli che in poche settimane hanno accorciato drasticamente la loro distanza dal nostro continente.
Nessun leader europeo ha parlato di rilancio su basi molto più avanzate del progetto di Unione mediterranea, anticamera di una associazione politica completa. Nessun esponente della Commissione europea ha fatto autocritica sulla politica degli aiuti consegnati negli ultimi dieci anni ai governi dell’Egitto e della Tunisia per lo sviluppo dei loro Paesi: un paio di miliardi di euro finiti chissà dove. Per esempio nel patrimonio personale di Ben Alì, Mubarak e soci. Stimati rispettivamente a 40 e 70 miliardi di dollari.
Il tradimento dei principi fondativi dell’Unione europea è stato completo.
L’articolo 12 del Trattato di Lisbona stabilisce che «la politica estera dell’Unione europea deve fondarsi sugli stessi principi che stanno dietro la sua creazione», e in primo luogo l’universalità e l’indivisibilità dei diritti umani. Invece di porsi come difensori severi di questi valori, i rappresentanti massimi dell’Unione sono rimasti silenziosi di fronte agli abusi delle autocrazie Nordafricane, dando al mondo un vergognoso spettacolo di debolezza.
L’Italia e la Spagna, in particolare, si sono girate dall’altra parte di fronte alle violazioni dei diritti umani fondamentali nella regione, credendo di barattare la loro codardia con la cooperazione in materia di politiche anti-immigrazione e con le forniture di gas e di petrolio.
Tutto ciò deve essere confrontato con la posizione degli Stati Uniti. I quali hanno saputo seguire la crisi modificando man mano la propria posizione fino ad imboccare la strada giusta. Chiedendo agli eserciti dei paesi interessati di rispettare i diritti dei civili, premendo sulle élites al potere perché non ostacolino la transizione democratica, arrivando di fatto a chiedere a Mubarak di ritirarsi, e sollevando gli appropriati interrogativi sulla opportunità di proseguire con l’aiuto militare all’ Egitto.
Posizioni espresse in modo chiaro, diretto e convincente da Obama in persona. Posizioni che hanno fatto passare nell’ombra i trent’anni di inflessibile sostegno americano alla satrapia egiziana, e che stanno facendo balenare la visione di una potenza liberale, pronta a mettere le sue grandi risorse al servizio della causa della democrazia e dei diritti umani. Le posizioni che avrebbe dovuto prendere l’Europa, visto il suo DNA, se non fosse stata umiliata dalla mediocrità dei suoi governanti.
Non è lontano il momento nel quale il nodo di questa mediocrità arriverà al pettine del Parlamento europeo. Che saprà dare uno scossone, come ha fatto in passato, alla baracca traballante della Commissione. Ma nel frattempo un’occasione cruciale sarà andata persa.

 

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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