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L'esercito dei contractors tra super potenze e grandi multinazionali

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Le compagnie militari private non sono solo al servizio dei dittatori. Clamoroso il caso Iraq: in 8 anni gli Usa hanno stipulato 3000 contatti.

l'Unità, 6 mar.2011

di Umberto De Giovannangeli

Non solo arruolati da satrapi sanguinari, al soldo di dittatori africani che pur di mantenersi al potere garantiscono paghe sontuose, diritto di saccheggio e impunità ai mercenari al loro servizio. Oggi i mercenari si chiamano «contractors» e operano attraverso agenzie utilizzate il più delle volte da multinazionali e super potenze, per le quali compiono i lavori «sporchi» sotto copertura.

Per cogliere la portata del giro di affari è il caso di soffermarsi sul fronte che negli ultimi anni ha rappresentato il «pozzo senza fondo» di denaro per le agenzie di «contractors»: l’Iraq. In circa 8 anni - dal 1994 al 2002 - gli Usa hanno stipulato oltre 3000 contratti con società mercenarie americane (Private Military Companies), per un totale che ammonta a circa 100 miliardi di dollari all'anno. Nelle sole forze militari in Iraq, i mercenari hanno rappresentato la seconda forza in campo dopo gli Stati Uniti, per numero di unità impiegate, addirittura superiore a quelle della Gran Bretagna. Sempre in Iraq, l’80% delle sparatorie sono state causate da soldati privati che per primi aprivano il fuoco. (Blackwater, ora Xe Services).

Due agenzie private americane (CACI and L-3), sono state responsabili delle torture nelle carceri di Abu Ghraib. Una serie di rapporti indicano che guardie di sicurezza private hanno avuto un ruolo fondamentale in importanti operazioni della Cia come la detenzione arbitraria e i raid clandestini contro gli insorti in Iraq ed Afghanistan. Il salario degli assassini di professione non è semplice da definire e varia in base a diversi fattori. Secondo John Pike, esperto in materia di sicurezza, Gheddafi «ha promesso almeno 1.000 dollari a ogni mercenario, con un bonus di arruolamento pagato in anticipo». Ma società americane come Xe che «noleggia» ex-soldati della marina e dell'esercito per lavori militari privati - nota il magazine americano Slate - durante la guerra in Iraq pagavano ai loro uomini di livello più alto stipendi che si aggiravano sui 200.000 dollari l'anno.

Sempre i «contractors» sono stati protagonisti dei colpi di stato avvenuti in Africa ed in America Latina come quello in Guinea Equatoriale o in Ecuador. E sempre gli appartenenti alle «Compagnie militari private» sono stati in prima fila nei massacri perpetrati in Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Cyad, Zimbabwe… Le Private Military Companies americane di sono vincolate per contratto al solo Dipartimento di Stato Usa: il codice militare non vale per loro, ma solo per i dipendenti del Pentagono. Ecco perché le indagini su massacri gestiti dai mercenari finiscono in nulla: i killer sono protetti dall’attenuante dell’autodifesa. «Non è possibile – rileva Emanuela De Marchi in un documentato articolo su Diritto di critica - conoscere il contenuto dei contratti conclusi dai governi (con riferimento particolare al Governo statunitense) e le compagnie private.

Gli scopi ed i tipi di contratti rimangono spesso sconosciuti. Non ci sono mai state sanzioni contro queste agenzie di sicurezza nonostante le prove esistenti circa la loro partecipazione diretta a gravi violazioni dei diritti umani. È come se fossero giustificate perché si tratta di “business”».
«Tra i silenzi di Washington - accusa PeaceReporter - il maggiore riguarda forse proprio la famigerata Blackwater, oggi ribattezzata Xe Services: è stato appena archiviato il caso di Andrew Moonen, ex mercenario in forza all’azienda, accusato di aver ucciso nel 2006 Raheem Khalif, guardia del corpo dell’allora vicepresidente iracheno Adel Abdul Mahdi. Moonen era già stato licenziato per «aver violato il regolamento sull’alcool e le armi da fuoco», ma ciò non ha impedito a Combat Support Associates, un’altra società alle dipendenze del Pentagono, di assoldare l’uomo per una missione in Kuwait. Per i mercenari, una sorta di immunità giudiziaria: che secondo il professor Andrew Leipold dell’Università dell’Illinois «rende difficile la perseguibilità di chi compie azioni criminose».

Solo in Afghanistan nel maggio 2010, erano presenti 26mila contractors, la maggior parte dei quali operavano al di fuori del controllo di qualsiasi governo. Anche se uccide civili innocenti, la Blackwater non paga. Anzi, viene pagata. E non è tutto: un rapporto di Jeremy Scahill su The Nation ha rivelato che l’agenzia mercenaria ha «venduto servizi d’intelligence clandestini alla multinazionale Monsanto». Lo riferisce Silvia Ribeiro su La Jordana, in un servizio ripreso da Megacgip, secondo cui la Blackwater, che resta il maggiore appaltatore privato dei «servizi di sicurezza» di Washington, «pratica il terrorismo di Stato dando al governo l’opportunità di negarlo». Dietro le quinte, militari ed ex funzionari Cia «lavorano per Blackwater o società collegate create per sviare l’attenzione dalla propria cattiva reputazione».

Alti profitti al riparo dell’agenzia: non solo per operazioni belliche, ma anche per servizi a beneficio di governi, banche e multinazionali: «Informazione e spionaggio, infiltrazione e lobbying politico». Altre compagnie di PMC (Private Military Company) sono nate negli anni Novanta e continuano ad operare. Tra di esse: la Sandline International (che ufficialmente annuncia la cessazione delle attività nel 2004), la Lifeguard, la Saracen, l'AirScan e molte altre. Pronti ad agire ovunque vi sia da condurre una «sporca guerra».
 

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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