'Ndrangheta: Arlacchi, Calabria cambi classe politica

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ANSA - Catanzaro, 6 gen. 2010 - ''Non ha molto senso chiedersi se la bomba contro il tribunale di Reggio Calabria significhi una 'ndrangheta piu' forte o più debole di qualche tempo fa. Il vero problema è che nell' anno 2010 siamo ancora costretti ad avere a che fare con la mafia, e con il suo corredo di violenza e di corruzione che devastano la Calabria ". A sostenerlo, in una nota, è Pino Arlacchi, europarlamentare di Italia di Valori e studioso del fenomeno mafioso, secondo cui, per sconfiggere la 'ndrangheta, ''bisogna cambiare radicalmente personale politico".

 

"L'attentato - prosegue Arlacchi - ha un carattere intimidatorio. E' un avvertimento, rivolto esclusivamente a quei pezzi di magistratura e di forze dell'ordine che contrastano la 'ndrangheta. Sono infatti questi, assieme a qualche spezzone di societa' civile, gli unici ostacoli rimasti allo strapotere criminale nella regione. I capimafia sanno di avere dalla loro parte la politica calabrese, che da venti anni a questa parte si guarda bene dal muovere un dito contro di loro. Le cosche sanno di controllare direttamente almeno il 20 per cento dell' economia della regione. Sono consapevoli di contare su una rete di complicità o di acquiescenze diffuse in tutti i partiti e in tutte le istituzioni, fino ai club sportivi, alle televisioni e ai giornali".

Per Arlacchi "la 'ndrangheta ha finito col convincersi di avere diritto a governare la Calabria. Si sente in concorrenza con lo Stato, e manifesta questa sua convinzione colpendo o uccidendo, come quattro anni fa col delitto Fortugno, chiunque si opponga al suo potere. C'é un solo modo per sconfiggerla: cambiare radicalmente il personale politico alle prossime elezioni regionali, ed opporle un fronte continuo, esteso senza interruzioni dalla società civile alle forze della legalità pubblica".

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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