Attentato Brindisi, Arlacchi: "Chiaro che non era mafia"

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(ANSA) - Roma, 7 giu. 2012 - "La notizia che l'autore dell'attentato di Brindisi sarebbe uno squilibrato che ha agito per vendetta non piacerà ai dietrologi e i mafiologi della domenica spuntati come funghi pochi minuti dopo la notizia. Ma non occorreva essere dei geni per capire che le bombole di gas esplose davanti alla scuola non c'entravano nulla con la mafia, il terrorismo, i servizi deviati e la strategia della tensione", dichiara in una nota Pino Arlacchi, responsabile sicurezza internazionale del PD. "Chi si è permesso, come il sottoscritto - aggiunge - di far rilevare che mancava ogni traccia in grado di far risalire l'attentato di Brindisi alla Sacra Corona Unita, a Cosa Nostra o alla P3, e che c'era quindi da aspettarsi una rapida individuazione dell'autore, è stato redarguito e commiserato".

"Tra le massime autorità - dice ancora Arlacchi - solo il capo della polizia, Antonio Manganelli ha subito dichiarato che le modalità dell'attentato non erano mafiose né terroristiche, e le indagini avrebbero seguito il loro normale corso induttivo senza partire a caccia di farfalle. Si è prodotta una paura immotivata nella gente, esagerando al massimo l' accaduto, paragonandolo a una "nuova Capaci". Per fortuna che non si è evocato l'11 settembre". "Un paese davvero civile, guidato da una elite responsabile - prosegue Arlacchi - non reagisce in modo così scomposto. A Brindisi è avvenuto un crimine odioso, feroce, in una scuola nella quale potevano esserci anche i nostri figli. Ma non è crollato il Paese. Comprendo le necessità dell'industria mediatica che ha bisogno di lacrime e sangue per rimpinguare le casse, ma il dovere di una classe dirigente di fronte a un lutto collettivo non è quello di cavalcare la paura - conclude - ma di instillare sicurezza, impegnarsi per prevenire, combattere e ridurre le sorgenti della violenza e dell' angoscia".

 

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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