L' inganno della paura

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La Repubblica.it
12 feb. 2009

di Dario Oliviero

Imagine There’s No Countries

“Sono stato al vertice delle Nazioni Unite per cinque anni, e se c’è una cosa che ho imparato dal trattare i drammi del pianeta, è che non ci sono problemi umani, creati dagli uomini, che gli uomini stessi non siano in grado di risolvere”. Pino Arlacchi, ex vicesegretario generale dell’Onu, ex responsabile della prevenzione del crimine e controllo delle droghe.

No War

Politico, diplomatico, uomo impastato allo stesso modo di realpolitik (basti ricordare il suo accordo per il contenimento della produzione di oppio con l’allora regime talebano in Afghanistan) e di idee che neanche i più arditi no global si confesserebbero seriamente tra loro. Solo che queste idee sono basate su fatti, cifre, esperienze sul campo, studi raccolti nel libro L’inganno e la paura (il Saggiatore, 17 euro). Il libro ha una pars destruens: abbattere il grande inganno. Esiste un disegno politico portato avanti da gruppi di pressione minoritari ma organizzati e quindi influenti che impone una certa visione del mondo fondata sulla paura. Terrorismo, guerre giuste, caos asiatico, pericolo russo, jihadismo, immigrazione, sicurezza. Nessun complotto, nessuna congiura, nessuna setta. Semplicemente potere, organizzazione, lobbismo, cooptazione, think tank, compiacenza verso verità embedded. Un mix che un tempo si studiava quando si insegnava anche nelle università come funzionano le strutture di potere. Arlacchi smonta pezzo per pezzo ognuna di queste paure indotte utilizzando gli strumenti a cui ha avuto accesso dalla sua posizione. Le guerre sono diminuite, la democrazia si è diffusa, la proliferazione nucleare si è arrestata, i crimini all’interno dei singoli stati sono diminuiti, i genocidi con alcune vistose eccezioni anche, le forze di interposizione non sono solo quelle cose inutili che in molti vorrebbero eliminare. Di questo si incomincia a parlare anche grazie a nuove linee di pensiero rimaste ibernate pur essendo figlie del pensiero occidentale da Kant a Rousseau a Keynes a Russell. In una miniera di analisi e scenari Arlacchi racconta il lavoro di una parte di mondo (che in parte coincide con l’Onu ma va oltre) impegnata a mettere insieme un’idea che ha serie possibilità di riuscire a restituirci un futuro.

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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