Arlacchi: la Regione non programma lo sviluppo

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L'ex vicesegretario Onu: dalle trivellazioni danni gravi, puntare su cultura e ambiente

Il Mattino, 18 mag. 2014

di Alberto Nigro

Valorizzazione delle risorse del territorio e utilizzo sano dei fondi europei. Sono i due punti sui quali Pino Arlacchi, candidato per il Pd alle prossime elezioni europee, intende puntare per il rilancio del Mezzogiorno. L'ex vicesegretario dell'Onu ha fatto tappa ad Avellino nella mattinata di ieri, presso la Federazione Provinciale del partito in via Tagliamento, per partecipare ad una conferenza stampa. Al suo fianco, il dirigente nazionale, Marcello Rocco, il segretario provinciale del Pd, Carmine De Blasio, e il responsabile provinciale del settore Ambiente e Comunità, Mario Pagliaro.
Arlacchi avvia la sua analisi dall'etica: «Nel corso di questa campagna elettorale ho compreso che uno dei veri drammi del Sud è rappresentato dalla mancanza di etica politica. E' una condizione di malessere secolare che oggi si registra in tutti i partiti, ma fortunatamente non ha impedito ad una opinione pubblica libera di svilupparsi».

Di qui ai nodi principali da sciogliere: «Il Mezzogiorno deve, in primo luogo, puntare sulle risorse locali. Penso all'Irpinia e, dunque, all'agricoltura, al turismo, alla storia, all'archeologia. In secondo luogo, c'è la questione relativa all'utilizzo dei fondi europei da risolvere. La Regione Campania, insieme alla Calabria, ha il primato per finanziamenti non utilizzati, con una capacità di spesa che non raggiunge il 40% del totale».
Il dramma è rappresentato dal fatto che si parla di finanziamenti enormi. «All'Onu - ricorda Arlacchi - per rilanciare l'economia dei Paesi poveri non avevamo a disposizione le centinaia di milioni di euro che, invece, sono destinati alle nostre regioni».
La colpa di tutto questo «è da ricercarsi nella incapacità di politica ed istituzioni di progettare», per cui la proposta: «I Consigli regionali dovrebbero avere un anno di tempo per dimostrare di saper utilizzare almeno il 90% delle risorse. Dopo questo anno di prova, in caso di esito negativo, dovrebbero essere commissariati».
Non solo. «I dati a nostra disposizione - dichiara - ci dicono che solo il 30% degli enti locali meridionali riesce a sfruttare completamente le risorse che arrivano dall'Europa. C'è il 70% di essi che non lo fa e vive ancora di clientela e, nel peggiore dei casi, di criminalità organizzata». Di qui al tema della soppressione delle province. «Innanzitutto - chiarisce Arlacchi - credo che le associazioni dei comuni debbano dialogare direttamente con l'Europa. Allo stesso tempo penso che tali associazioni rendano superflua la presenza delle province sui territori».
Come illustrato in premessa da Marcello Rocco, Arlacchi ha accennato alle due istanze irpine di cui si farà promotore a Bruxelles: la lotta al cinipide, che sta devastando la castanicoltura irpina, e il no alle trivellazioni petrolifere. «Le trivellazioni petrolifere - spiega Arlacchi - produrrebbero enormi danni all'Irpinia, mettendo a rischio le sue più importanti risorse, l'acqua, visto che qui si trova il bacino idrico più grande d'Europa, per non parlare dell'impatto su agricoltura e turismo».
Stuzzicato, infine, sulla candidatura di Ciriaco De Mita a sindaco di Nusco, Arlacchi si è limitato a rispondere: «E' una scelta di De Mita, c'è poco da aggiungere».
A prendere la parola anche Carmine De Blasio, che ha approfittato dell'occasione per rispondere agli attacchi ricevuti in questi giorni sia dall'interno che dall'esterno del partito. «La presenza del professor Arlacchi - dichiara - dimostra quello che è realmente il Pd irpino, malgrado ci sia qualcuno che prova a rappresentare un Pd diverso, lanciandosi in sterili quanto inutili polemiche. Purtroppo anche qualche dirigente del partito prova per questa via a guadagnarsi il suo piccolo spazio di protagonismo». Infine, tutti i presenti hanno espresso solidarietà nei confronti dei giornalisti del Ciriaco.it che «sono stati oggetto - sottolinea Rocco - di un volgare attacco da parte del deputato grillino, Carlo Sibilia».


 

 

 
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