«La minaccia di Al Qaeda è già ridotta al minimo»

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L’europarlamentare Pino Arlacchi: «Osama è stato sconfitto culturalmente dalle rivoluzioni di Nord Africa e Medio Oriente ancor prima della sua morte»

Il Piccolo, 5 mag. 2011

Intervista di Pier Paolo Garofalo

«La minaccia che Al Qaeda può esprimere è ormai ridottissima; semmai avverranno attacchi terroristici, questi saranno opera della componente spontaneistica del terrosimo islamico. Gli allarmi per un possibile nuovo 11 settembre ma anche per un Madrid-bis sono esagerati».
Pino Arlacchi, eurodeputato del Pd, giudica con grande cognizione di causa: docente di sociologia ed ex direttore dell'Undccp (Programma delle Nazioni unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine), è “relatore speciale”dell’Europarlamento sull’Afghanistan, per il quale ha stilato le linee-guida di una nuova strategia che permetta il ritiro occidentale.

Professore, dunque l’Occidente non deve temere più di tanto possibili vendette?
Esattamente. La sconfitta politica di Al Qaeda e del suo fondatore è iniziata e si è ormai compiuta ben prima della morte di quest ultimo. Una sconfitta più grande di quella politica e militare, cioè culturale. Sono stati definitivamente battuti dalle rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente, attuate da giovani arabi e musulmani che rifiutano la violenza, non sono anti-americani o contrari
all’Occidente.
Ma l’azione militare?
Certo ha contribuito a dare grosse spallate, tuttavia la vera forza è stata ed è nella svolta epocale cui stiamo assistendo nel mondo arabo. Quando un leader ertosi per autoproclamazione a campione dell’Islam e paladino della lotta anti-Usa e anti-Occidente viene ignorato dalle folle nelle piazze di così tanti Paesi musulmani, beh allora diventa una figura irrilevante ben prima della sua eliminazione fisica. Prova ne siano le esigue folle scese in strada a protestare o minacciare.
Un’uccisione che seppure ancora non del tutto chiara ha destato molte polemiche: quale la sua opinione?
Condanno pienamente l’azione statunitense. Si tratta di un’autentica esecuzione extragiudiziale, una prassi che ho sempre censurato, indifferentemente dalla persona colpita, sia essa Mussolini o gli obiettivi dei raid israeliani o i grandi malavitosi italiani. Lo dice uno che è stato minacciato di morte e per 13 anni ha vissuto sotto scorta. Umanamente a volte, sotto uno stress tale, si cede mentalmente alla deriva vendicativa ma si deve invece sempre tenere presente la difesa della civiltà giuridica europea e occidentale in genere.
È questo che ci rende diversi e migliori di loro, anche se il prezzo da pagare a volte può essere alto.
Si volta pagina, allora: cosa cambierà?
Non credo, appunto, a una grossa reazione estremistica; piuttosto sarà la nostra a crescere, ora che anche il residuo morale dei qaedisti è stato fiaccato.
E in Afghanistan?
Io spero, anzi sono propenso a credere che l’eliminazione dello “sceicco del terrore” costituirà la luce verde dell’amministrazione Obama alle trattative tra il presidente Karzai e i talebani, prodromo per il ritiro dal Paese. Del resto il supporto degli studenti coranici a Bin Laden nell’attacco alle Torri è stata la principale ragione dell’intervento a Kabul. Ora, con la morte di Osama, è venuto meno, quindi...

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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