"Gonfia la notizia"

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Così la cronaca nera spadroneggia nei Tg, ci cambia la vita (e uscire di casa sembra una pericolosa avventura)

Il Salvagente, 11 mar. 2009
di Michela Rossetti

L'insicurezza dilaga sui media. Il "boom" delle notizie che insistono sulla violenza. Gianni Betto e Pino Arlacchi ce ne spiegano i perché.

“Bad news are good news”, recita un celebre motto del giornalismo americano, poi esportato nel mondo: “Le cattive notizie sono buone notizie”. E se questo forse spiega la fortuna della cronaca nera, con tutto il suo carico di violenza e assassini; non basta sicuramente a giustificare il trend dell'informazione nei telegiornali degli ultimi anni.

Il tempo dedicato alle notizie di cronaca nera, giudiziaria e criminalità organizzata è infatti  raddoppiato (quando non addirittura triplicato) nei Tg delle principali reti televisive (Rai, Mediaset e La7) passando complessivamente dal 10,4% di copertura del 2003 al 23,7% di presenza nel 2007.

Lo dice il Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, che evidenza come nel periodo 2003-2005 la rappresentazione di eventi criminosi si è mantenuta costante, per poi aumentare sensibilmente nel 2006, con un ulteriore incremento nel corso del 2007.

Gianni Betto: si dilatano i tempi della stessa notizia

Gianni Betto, direttore del Centro d'Ascolto, ci spiega così l'incredibile boom di stupri, rapine e omicidi che hanno inondato i nostri schermi negli ultimi anni: “Se dal 2001 la grande notizia televisiva è stata il terrorismo, dal 2003 la guerra in Iraq e lo scontro con Saddam, esaurita l' “onda emotiva” di questi due grandi eventi, i Tg hanno dovuto trovare altri filoni da cavalcare. E la cronaca nera è senza dubbio uno di questi”.

Basta a spiegare un raddoppio dei tempi di copertura televisiva? “Bisogna sottolineare che è anche cambiato il modo di raccontare la notizia. I tempi dedicati ai crimini più efferati si sono dilatati. Prendiamo Cogne, ad esempio, lei si ricorda quando è avvenuto l'omicidio”? 2004? “No. 2002”.

Pessima memoria? “Direi proprio di no. Il problema è che su queste notizie si perde facilmente la cognizione del tempo. Ci bombardano di aggiornamenti, nei giorni che coincidono con lo sviluppo delle indagini fino ai mesi successivi, anche in assenza di novità rilevanti. Così si perde la temporalità dell'evento, e si rendono sempre attuali gli episodi criminosi, anche quelli commessi in mesi o anni precedenti. E poi c'è un altro dato”.

Ossia? “Trascinando, se così si può dire, la stessa notizia per mesi, si fa ad ogni nuova “puntata” una sorta di “riassunto” degli avvenimenti precedenti. E di nuovo la notizia si dilata”.
E si investe di maggiore importanza la nera.

In passato era diverso? “Direi di sì. È cambiato non solo il tempo dedicato alla notizia, ma anche la tendenza alla spettacolarizzazione dell'avvenimento. I termini usati per descrivere gli episodi sono sempre più crudi e violenti. Ed è anche aumentata la rilevanza data: la cronaca nera si è conquistata sempre più la posizione di “prima notizia” nei Tg; quando un tempo lo spazio era quello delle edizioni locali”. O della coda dei telegiornali.

Lei parla di tecnica giornalistica senza mai citare un collegamento diretto con la realtà. “Tra il 2004 e il 2005 c'è stato, dati del Viminale, un incremento di stupri pari al 22%. L'anno scorso la percentuale è scesa, invece, a -8,4%. L'aumento di cronaca nera non è giustificabile con i dati reali”.
Pino Arlacchi ci scrive un libro: “L'inganno e la paura”

La domanda, a questo punto, si configura sempre più chiara: Siamo di fronte ad una “emergenza sicurezza” costruita ad arte? Ci hanno preso in giro, costringendoci ad andare in palestra a fare i corsi di autodifesa, ad avere paura la sera, quando torniamo a casa da sole; e a diffidare di un immigrato, quando si avvicina sull'autobus e quasi automaticamente mettiamo mano alla borsa?

Secondo Pino Arlacchi sì. Lui è tra i massimi studiosi di sicurezza umana, è stato vicesegretario dell'Onu dal '97 al 2002; ed è ordinario di sociologia all'Università di Sassari. Ha pubblicato da poco un libro: “L'inganno e la paura” (Il saggiatore, 378 pagine, 17 euro), in cui descrive la grande manipolazione in atto per farci credere di vivere in un'epoca caotica, dove il male e la violenza imperversano; quando la sicurezza umana, si legge nella presentazione del saggio, “Non è mai stata così grande e non ha mai avuto basi così solide”. A lui abbiamo chiesto perché, e a chi conviene, farci avere paura.

Il “grande inganno”: reati violenti in declino

Professor Alrlacchi, nel suo libro descrive i grandi scenari internazionali, e dedica un capitolo al “declino della criminalità violenta”. Accade anche in Italia?

“Il declino è stato uniforme per quasi tutte le categorie di reati e per quasi tutti gli ambiti territoriali. L'Euopean Sources of Crime and Criminal Justice Statistics, che raccoglie i dati in Europa, dice che dal '95 al 2003, a fronte di un aumento della popolazione straniera in Italia del 130%, gli omicidi scendono del 28%. Se si pensa a Roma, ai primissimi posti tra le metropoli mondiali nelle classifiche sulla percezione individuale d'insicurezza, siamo di fronte a un caso emblematico. Perché la città è agli ultimi posti - tra le grandi città - della criminalità reale, quella di furti, rapine, stupri che avvengono effettivamente. L'allarmismo dei media e le campagne demagogiche lanciate dai governi italiani, in particolare contro la criminalità di origine straniera, hanno evidentemente influenzato l'immaginario collettivo”.
La colpa è dei media, ma alla politica fa comodo

Gli ultimi dati sull'aumento di cronaca nera nei Tg deve far riflettere? “La cronaca nera è 'il cibo' più semplice per fare notizia che hanno i giornali e le tv. Viene trattata in modo sensazionale, colpisce la cultura popolare e ne manipola i sentimenti, offrendo una specchio distorto della realtà. È una vera e propria truffa comunicativa”.

La colpa è dei media, insomma. O anche la politica ha una forte responsabilità? “La responsabilità maggiore è dei mezzi d'informazione. Il potere dei media è superiore a quello della politica”.

Da quarto a primo potere? “Assolutamente sì. Ma non nego che alla politica abbia fatto comodo. Il 'giochetto' di cavalcare la paura aumenta la 'plasmabilità' dei cittadini, e distoglie l'attenzione dai problemi veri”. 
L'Italia peggio degli altri paesi.

Come a dire che mentre imperversa la crisi economica, noi parliamo di ronde e ci chiediamo come andrà a finire il delitto di Garlasco?

“Sì. E' il frutto di un modello comunicativo verso il basso che negli ultimi anni è stato fuorviante. Il modo di affrontare la cronaca nera in Italia non ha precedenti in altre realtà 'civili'; come Germania e Francia”.

Un azzardo: Sarkozy non ci ha vinto le elezioni sul fenomeno banlieue? “Le periferie parigine sono un problema vero, non percepito. La differenza con l'Italia è che lì i 'ghetti' d'immigrati esistono sul serio”.

Perché da noi tanto potere alla tv e la stampa? “Perché mancano o sono in crisi altri riferimenti forti. Come la scuola, la chiesa, i partiti”.

 
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Pino ArlacchiNon sono una persona complicata. La mia vita pubblica ruota intorno a due cose: il tentativo di capire ciò che mi circonda, da sociologo, e il tentativo di costruire un mondo più decente, da intellettuale e militante politico.

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